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Tassa di soggiorno in Italia: guida 2026

tassa di soggiorno

La tassa di soggiorno è l'imposta che i turisti pagano per ogni notte trascorsa in una struttura ricettiva nei comuni che l'hanno istituita. Nel 2026 la applicano 1.411 comuni italiani, con tariffe che vanno da 1€ a 10€ a notte per persona a seconda della località e della categoria della struttura (Osservatorio nazionale JFC, dati Il Sole 24 Ore, 2026).

Per chi gestisce un hotel, un B&B o una casa vacanze contano tre cose: chi paga, quanto si versa e quali obblighi restano verso il comune e l'Agenzia delle Entrate. Alcune di queste regole sono cambiate nel 2026, e qui trovi quello che serve sapere.

Che cos'è la tassa di soggiorno?

La tassa di soggiorno è un'imposta locale che i comuni possono applicare ai turisti che pernottano nel loro territorio, prevista dall'art. 4 del Decreto Legislativo n. 23 del 14 marzo 2011. Si paga per ogni notte e per ogni persona, viene riscossa dalla struttura ricettiva e poi versata al comune.

La denominazione tecnica corretta è "imposta di soggiorno", anche se nel linguaggio comune si parla quasi sempre di tassa di soggiorno o di city tax. La differenza non è solo terminologica: un'imposta è un prelievo generale senza una controprestazione diretta al singolo, mentre una tassa è legata a un servizio specifico. L'incasso finanzia interventi sul turismo locale, dalla manutenzione dei servizi alla promozione del territorio.

Ogni comune decide in autonomia se istituirla, a quali strutture applicarla, in quali periodi dell'anno e con quali importi, entro i limiti fissati dalla legge. Per questo le regole concrete cambiano da una località all'altra.

Quanto costa la tassa di soggiorno nel 2026?

Nel 2026 la tassa di soggiorno in Italia varia tra 1€ e 10€ a notte per persona. Il tetto storico di 5€ è stato superato: il Decreto Anticipi e la Legge di Bilancio 2026 hanno consentito ad alcuni comuni di alzare le tariffe, in particolare quelli legati ai Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026.

L'importo dipende dalla categoria della struttura (un hotel a 5 stelle paga più di un B&B), dal comune e dal periodo. Diversi comuni applicano un numero massimo di notti tassabili, oltre il quale l'imposta non si addebita più.

Ecco alcune città a confronto con il gettito stimato per il 2026:

CittàGettito 2026 stimatoNote
Romacirca 288 milioni €Prima città italiana per incasso
Milanocirca 110-151 milioni €Tetto fino a 10€ per le strutture luxury, effetto Olimpiadi
Firenzecirca 82,7 milioni €In crescita rispetto al 2025
Veneziacirca 38,6 milioni €Primo lieve calo degli incassi

Fonte: Osservatorio nazionale JFC, ripreso da Il Sole 24 Ore (2026).

A livello nazionale il gettito è passato da 628 milioni di euro nel 2022 a oltre 1,2 miliardi previsti per il 2026, quasi il doppio in cinque anni. Per i territori entro 30 chilometri dalle sedi olimpiche, il Decreto Anticipi ha previsto un aumento fino a 5€ con il 50% del maggior gettito destinato al bilancio dello Stato.

Chi paga la tassa di soggiorno e chi è esente

Paga la tassa di soggiorno chi pernotta in una struttura ricettiva di un comune che l'ha istituita: hotel, B&B, case vacanze, ostelli, agriturismi, campeggi. L'importo si aggiunge al costo del pernottamento e non può essere scorporato dalla tariffa.

Le esenzioni variano da comune a comune, perché è il regolamento comunale a stabilirle. Le categorie più ricorrenti sono:

Per ottenere l'esenzione l'ospite deve in genere dichiarare o documentare la propria condizione. Verifica sempre il regolamento del comune in cui si trova la tua struttura, perché soglie ed esoneri non sono uniformi sul territorio nazionale.

Come e dove si paga la tassa di soggiorno

La tassa di soggiorno si versa direttamente alla struttura ricettiva, al check-in o al check-out, in contanti o con carta. La struttura rilascia una ricevuta oppure indica l'importo in fattura come somma esente IVA, e poi riversa quanto raccolto al comune.

In alcuni casi i portali di prenotazione raccolgono l'imposta al momento della prenotazione, in base ad accordi specifici con singoli comuni. Quando questo accordo non c'è, la riscossione resta in capo all'host. Per il gestore questo significa tenere traccia di ogni pernottamento, delle esenzioni applicate e degli importi incassati, da riportare poi nella dichiarazione al comune.

Chi versa l'imposta: il gestore è responsabile d'imposta

Dal punto di vista fiscale, chi gestisce la struttura ricettiva non è un semplice esattore per conto del comune. L'art. 180 del Decreto-Legge n. 34/2020 lo qualifica come responsabile d'imposta, con diritto di rivalsa sul turista.

La conseguenza è concreta: il gestore deve versare la tassa di soggiorno al comune anche se l'ospite non gliel'ha pagata. Lo ha confermato la Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 6187/2024 e, in via definitiva, le Sezioni Unite con l'ordinanza n. 1527/2026, pubblicata il 23 gennaio 2026. L'obbligo di riversamento è autonomo rispetto a quanto effettivamente incassato dal turista.

La stessa pronuncia ha chiarito che le controversie sull'omesso o tardivo riversamento rientrano nella giurisdizione del giudice tributario, non della Corte dei Conti.

Gli adempimenti del gestore nel 2026

Nel 2026 gli obblighi del gestore si sono semplificati su un punto e confermati su un altro. Con l'ordinanza n. 1527/2026 delle Sezioni Unite, è venuto meno su tutto il territorio nazionale l'obbligo di presentare il Modello 21 alla Corte dei Conti.

Resta invece l'obbligo di presentare la dichiarazione annuale dell'imposta di soggiorno all'Agenzia delle Entrate entro il 30 giugno dell'anno successivo a quello di riferimento, oltre al rispetto delle scadenze di versamento previste dal regolamento del singolo comune. In sintesi, gli adempimenti del gestore oggi sono:

  1. Riscuotere l'imposta dagli ospiti, applicando correttamente esenzioni e tariffe del comune
  2. Versare al comune gli importi entro le scadenze regolamentari
  3. Presentare la dichiarazione annuale all'Agenzia delle Entrate entro il 30 giugno

La conformità finale dipende dalla configurazione adottata e dal parere del consulente legale.

Come Chekin calcola e addebita la tassa di soggiorno

Tenere il conto delle notti, applicare le esenzioni giuste per ogni comune e incassare l'importo corretto per ogni ospite diventa pesante quando le prenotazioni aumentano. Un'esenzione applicata male o un calcolo sbagliato si paga poi in sede di versamento.

Chekin calcola e addebita automaticamente la tassa di soggiorno durante il check-in online, secondo le regole del comune in cui si trova la struttura. L'importo viene applicato al pernottamento e l'incasso è centralizzato insieme agli altri pagamenti dell'ospite, così i dati restano allineati per la dichiarazione. Il gestore lavora sulla base di importi già calcolati per notte e per persona, senza ricalcoli manuali a ogni prenotazione.

Si affianca agli altri obblighi di chi gestisce una struttura ricettiva in Italia, come la registrazione degli ospiti sul Portale Alloggiati Web e l'invio dei dati ai portali ISTAT regionali, gestibili dalla stessa piattaforma.

Conclusione

La tassa di soggiorno nel 2026 è più diffusa e più cara: la applicano 1.411 comuni, le tariffe arrivano a 10€ a notte e il gestore risponde in prima persona del versamento come responsabile d'imposta. Il Modello 21 è stato abolito, ma resta la dichiarazione annuale all'Agenzia delle Entrate entro il 30 giugno e il versamento al comune. Chi automatizza calcolo e incasso della tassa di soggiorno toglie dal tavolo gran parte del lavoro amministrativo e riduce il margine di errore.

FAQ Tassa di soggiorno

Quanto costa la tassa di soggiorno in Italia nel 2026?

Nel 2026 la tassa di soggiorno varia da 1€ a 10€ a notte per persona, secondo il comune e la categoria della struttura. Il tetto storico di 5€ è stato superato in alcune città, come Milano, per effetto dei Giochi olimpici invernali Milano-Cortina.

Chi paga la tassa di soggiorno?

La paga chi pernotta in una struttura ricettiva di un comune che l'ha istituita: hotel, B&B, case vacanze, ostelli, agriturismi e campeggi. L'importo si aggiunge al costo del pernottamento, non può essere scorporato e viene riscosso dalla struttura per ogni notte e persona.

Chi è esente dalla tassa di soggiorno?

Le esenzioni le stabilisce ogni comune. Le più ricorrenti riguardano residenti, minori sotto una certa età, persone con disabilità e loro accompagnatori, malati e chi li assiste, forze armate e di polizia in servizio. Verifica sempre il regolamento del comune della tua struttura.

Cosa deve dichiarare il gestore per la tassa di soggiorno?

Dal 2026 il Modello 21 alla Corte dei Conti è abolito. Resta l'obbligo di presentare la dichiarazione annuale dell'imposta di soggiorno all'Agenzia delle Entrate entro il 30 giugno dell'anno successivo, oltre al versamento al comune secondo le scadenze del regolamento locale.

Il gestore deve versare la tassa se l'ospite non la paga?

Sì. Il gestore è responsabile d'imposta ai sensi dell'art. 180 del D.L. 34/2020, con diritto di rivalsa sul turista. La Cassazione, con l'ordinanza n. 1527/2026 delle Sezioni Unite, ha confermato che deve versare l'imposta al comune anche se non l'ha incassata dall'ospite.

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